Domani e dopodomani sarò dalle parti di Francoforte sul Meno.
Se non dovessi rispondere a eventuali insulti nei commenti non è perché sono passato ad un approccio contemplativo nei confronti delle cose del mondo, ecco.
Venerdì scorso, 11 luglio 2008, primo pomeriggio. Stavo salendo con la bici ed ero a un tornante dal passo della Fricca.
Pedalavo da un paio d'ore, rapporto molto basso, uno stop a Valsorda per bere dalla fontana, un altro a Pian dei Pradi per un birrino con la limonata, niente borraccia per viaggiare più leggero, le condizioni fisiche quelle che potete immaginare, il cappellino di cotone bagnato di sudore. Un paio di signori anziani erano appena scesi da un sentiero sulla destra della strada asfaltata, li ho salutati continuando a pedalare.
Uno dei due mi ha risposto con: "Ciao, bocia".
" ... percorrevamo in automobile la via Colombo località Plaia. Ad un certo punto un uomo a bordo di un ciclomotore usciva improvvisamente da una strada laterale e bloccava la marcia della nostra autovettura. Lo stesso si posizionava al centro della carreggiata. Contemporaneamente un altro uomo più giovane dell'altro, si avvicinava a piedi e con irruenza apriva la portiera destra strappando violentemente lo zaino contenente effetti personali, compresi alcuni documenti ..." [c'erano anche le pietre laviche prese dai ragazzi sull'Etna, ma all'appuntato non l'abbiamo detto]
La vacanza in pratica è finita con lo scippo stile commando di Catania. Poi poco trasporto di fronte alla bellezza dell'Ortigia, la febbre del secondogenito (un'infezione batterica, si è saputo dopo) e la telefonata al numero verde di Meridiana. Tra il sentire che sui voli del giorno dopo c'era "buona disponibilità" e il decidere non ci è voluto moltissimo.
Il papiro che cresce spontaneo sul fiume Ciane, l'isola delle Correnti e Vidicari li vedremo un'altra volta. Per le nuotate rinfrescanti il lago di Garda è una garanzia.
* della serie "ah, saperlo", sul supplemento del Corriere di oggi c'è scritto che adesso tira proprio la staycation.
PS: visto che il template "estivo" non è piaciuto moltissimo, diciamo, e magari ha anche portato un po' sfiga, si rimette il classico.

Un paio di settimane di vacanza, puntatina veloce sull'Etna e poi giù verso il mare, sotto Siracusa.
Si parte martedì sul presto e magari prima ci sarà il tempo di passare per un saluto. Se no, arrivederci al ritorno, state bene.
per qualche giorno si stacca, buona Pasqua a tutti.
"La storia di una negazione", concluderà una partecipante al
cineforum artigianale.
Nell'Hong Kong del 1962 due coppie trovano una stanza in affitto in due appartamenti vicini. Wong Kar-Wai segue gli incontri tra Maggie Cheung, bellissima e sempre avvolta da colorati e incredibili vestiti, e Tony Leung, che scoprono il tradimento dei rispettivi coniugi. Fra giochi di sguardi, schermaglie in cui i due assumono i ruoli del consorte dell'altro, stratagemmi per non rivelarsi ai padroni di casa, per gran parte del film sembra non accadere niente, in superficie.
Il cineforum artigianale, dopo un periodo di inattività, tipo le logge massoniche in sonno, riprende con il film d'animazione di Sylvain Chomet, una cosa di nicchia.
Champion, bambino grasso e taciturno, vive con la nonna di origine portoghese e il cane Bruno in una casetta ai margini della grande città. Scoperta la passione del bambino per la bicicletta, la nonna diventa sua allenatrice fino a farlo partecipare al Tour. Lì sarà rapito assieme ad altri ciclisti ritardatari. Ma nonna e cane non demorderanno, ricevendo il decisivo aiuto di tre anziane swingatrici male in arnese, le triplettes de Belleville.
Dialoghi quasi inesistenti, il film è godibile per la grafica elegante e l'umorismo sottile (come nel caso del noleggiatore di pedalò, ancora in attesa dopo i titoli finali). Due partecipanti al cineforum lamenteranno però, e difficile dargli torto, il tono tristanzuolo dell'insieme.
Poi c'è questa ipotesi di lavoro che se uno è impegnato offline scrive poco sul blog e non è soltanto una questione di tempo disponibile, ché un'ora per bighellonare sul web e scrivere qualcosa avanza sempre.
Povrei verificarla sul mio, di blog, andare a vedere i periodi in cui ho scritto di più e di meno, e ricordare cos'era successo. Se solo avessi il tempo.
Prima non mi capitava. Ma da un po', quando ascolto qualcuno (in genere si tratta di signore), qualche volta mi scopro chiedermi che aspetto avrà avuto dieci anni fa.
Rispetto ad altri periodi, ultimamente ho un po' rallentato il ritmo delle trasferte di lavoro. Ma ogni tanto si deve andare e si va.
Ci si rilegge al rientro, allora, venerdì sul tardi o sabato. Fate i bravi.
E' un po' come con le mezze stagioni, certi accenti gutturali e molto tiroler nel parlare italiano non li trovi quasi più.
Sì, si parla d'altro, ma il quasi sicuro ritorno berluschista mi ha un po' intristito.
La storia di Dae-su che, rapito inspiegabilmente la sera del compleanno della figlia e tenuto in un monolocale, solo con la tv, per quindici anni, cerca vendetta. Per scoprire di essere lui stesso vittima di una vendetta. Un film estremo e indimenticabile - qualcuno potrebbe aver problemi a prender sonno, in seguito - , di una sottigliezza gesuitica, con momenti di ironia fulminante.
Sulla copertina del dvd viene citato un commento di Quentin Tarantino: "il film che avrei voluto fare".
"E che non sarebbe mai riuscito a fare", si risponde tra la ridotta platea del
cineforum artigianale.
Evitare l'Udon.
Tempura, se volete, o al limite sushi. Ma Udon mai, di nessun tipo. Per nessuna ragione.
Visto per la prima volta ieri sera nel quadro del cineforum artigianale* è ammirevole per le riprese e i virtuosismi surfistici, ma è datatissimo per tutto il resto: recitazione, tematiche, eccetera. "Poca figa", commenterà , tra l'altro, uno dei convenuti.
* solo due proiezioni in due mesi, chiederà qualcuno. Sì. Ma che volete farci: è, appunto, un cineforum artigianale. La prossima comunque dovrebbe essere Old Boy.
Secondo me c'è una spiegazione: nove mesi prima è un periodo in cui le giornate si allungano e il clima si intiepidisce. Situazioni che favoriscono il sesso*. E così, a essere nati il 3 dicembre siamo in tanti.
Ecco, da oggi sono un magnifico quarantasettenne.
* dite che potrei essere più romantico? Sarà l'età .
Ieri mattina per andare a prendere il treno sono passato per il centro davanti alla vetrina con l'insegna "United Colors of etc etc". È una vetrina abbastanza grande e contiene quattro manichini, due maschi e due femmine.
Tutti vestiti di nero da capo a piedi.
Allora, con un altro paio di amici si è deciso di fare un cineforum artigianale. Dovrebbe funzionare così: 6 serate in cui con mogli e/o compagni si va a turno a casa di uno dei tre che
mette su un film.
Si inizia
domani dopodomani sera con "la tigre e la neve" di Benigni. Poi sarà il turno dell'amica che proporrà una miniserie anni Settanta: un mercoledì da leoni e Harold e Maude. Il gran finale è già stato fissato: quel gran pezzo dell'Ubalda; un
must che nessuno di noi ha, stranamente, mai visto.
Restano da scegliere i miei due film su cui, tanto per cambiare, non sono decisissimo. Sugli automezzi di
Trentino Trasporti mi hanno consigliato Babel, Palma d'oro a Cannes l'anno scorso, ma se avete altri suggerimenti, siete benvenuti (cose non troppo lunghe, ché abbiamo tutti superato i nostri
wild years e tornare a casa non tardissimo è considerato un plus).
Questo è un post di servizio.
Allora, molto romantiche le vecchie vespa, ma tutto sommato penso che sia meglio girare su uno scooter vero. Che magari posso utilizzare di più e meglio del mio pezzo di antiquariato. Sono così arrivato alla decisione di vendere. C'è un giro di amatori, lo so per certo, ma non saprei su che base far partire la trattativa. Secondo voi quanto posso chiedere di una Vespa 125 PK del 1983, tenuta bene, uniproprietario, 20.000 km circa?
La papaya.
Ed è pessima (tutta semi, molliccia, sa di niente, un profumo da fiore che ti par di mangiare una rosa).
Andasse un po' a fanculo, 'sto bosco.
Cinque anni e mezzo fa, all'introduzione dell'Euro, era tutto un prevedere che le monetine da un centesimo sarebbero presto sparite dalla circolazione.
Si sbagliavano.
D - Come hai trovato il Salento?
R - Mare splendido e, per il resto, una certa somiglianza con la Val di Non.
D - Con la Val di Non?
R - Sì, l'estensione degli oliveti piantati con precisione geometrica come i frutteti di lassù, l'acqua del rubinetto più che potabile, e i Nomadi che il 15 prossimo si esibiranno a
Palmariggi invece del più consueto, almeno per me, teatro tenda di
Taio.
D - Ha fatto molto caldo, vero?
R - Sì, un gran sole.
D - Capisco. E il barocco leccese?
R - Il mare è davvero molto bello, per arrivare in Salento uno si deve fare un'overdose di automobile e così abbiamo ridotto al minimo indispensabile le puntate nell'entroterra: una serata, per l'appunto, a Palmariggi.
D - A Palmariggi?
R - Beh, la sede del prossimo concerto dei Nomadi. Gente simpatica e, a occhio, alla pizzeria Sciarabbà si mangia meglio che alla Tre Confini di Taio.
D - Barocco leccese nisba, allora ...
R - Dai, non sarà troppo diverso dal
barocco tirolese, no?
D - Vallo a sapé. Senti, hai seguito l'attualità? Che ne so, che te ne pare di Veltroni?
R - Mah ... comunque, uno che ho rivalutato in questi quindici giorni è D'Alema: se si è scelto Gallipoli come collegio elettorale, un po' di quell'intelligenza che molti gli accreditano la deve avere.
Domani si parte, le solite vecchie buone due settimane di vacanza.
E oggi la solita vecchia buona ultima giornata prima delle vacanze, con tante cose da sistemare qua e là e qualcuno che resta in città da andare a salutare. Magari prima di partire ripasso da qui, ma non è sicuro.
Fate i bravi, eh.
Non mi ha nemmeno notato, per quei due secondi che ci siamo incrociati, la ragazza dai pantaloni rossi e dalla camminata svelta che parlava nel telefonino in zona università.
"E adesso dovrò trovare il coraggio di dirglielo."
Una relazione che bisogna dargli un taglio o forse solo un esame andato male, non lo saprò mai.
Cara professoressa bionda,
non metta più quella maglietta con la scritta mala mujer. Almeno non quando è giorno di udienze. Che ad un certo punto mi sono distratto ed ho avuto dei malos piensamentos. Colpa della maglietta, senza dubbio.
Con molta stima,
il papà di A.
AGGIORNAMENTO (23/4): secondo la traduttrice di riferimento del presente blog, mala mujer non significa assolutamente "sono-cattiva-e-un-poco-porcellona", ma un semplice "stronza" senza se e senza ma. I malos pensamientos erano ingiustificati. Tanto per cambiare.
Ero giovane e moralista e, quando la ragazza carina e alla moda disse: "hmm, che buono il brachetto!" (proprio così: "hmm, che buono il brachetto!"), non seppi trattenere una smorfia di disapprovazione. Inutile aggiungere che quella serata non ha poi preso un passo tipo lady Chatterly e relativo guardiacaccia.
Come mai lo ricordo? Perché stasera va di brachetto. E tutte le volte che vedo una bottiglia, anche solo in foto, non faccio a meno di ricordare quel lontano episodio.
Sono stato a Genova e non ho visto le scritte contro Bagnasco. Saranno in qualche carrugio fuori mano, chi lo sa.
A parziale consolazione, poco distante da Porta Principe, un più sottotraccia "aspettando l'aviaria, lotta proletaria".
Il castello, naturalmente. E l'osteria "Ca' di Pieri", la sua entrata minimalista, l'ostessa in total black e la grappa, ottima, di Domenis. Storica Nera, c'era scritto in etichetta.
Il solito paio di giorni fuori, a Gorizia, stavolta. A presto.
Se un giorno doveste passare dalle parti di Bolzano, mi raccomando, non perdetevi una visita al
Museo Archeologico dell'Alto Adige, la casa di
Ötzi, l'uomo del Similaun, il cacciatore del 3.000 avanti Cristo rimasto sotto ghiaccio fino al 1991. Mio figlio ce l'han portato le maestre e per giorni non ha parlato d'altro. Dopo un po' ci sono andato per fargli un piacere.
E, non saprei spiegare bene come, - Ötzi è al secondo piano, al primo spiegano il ritirarsi dei ghiacci, il paleolitico, il mesolitico, eccetera - vedere lui, la sua ascia e il cappello di pelle d'orso ha preso molto anche me.
Leggo stamattina il
post in cui Sabrina scrive dell'imprecisione dei suoi ricordi e della capacità delle vecchie foto di rievocare, se non i fatti, il tono emotivo del momento. Si parla del 1979.
Quello per me è stato l'anno della maturità, lo ricordo anche senza andare a cercare in qualche cassetto le poche foto del tempo. Una cosa strana, lunghi mesi con i pensieri rivolti al futuro e, me ne accorgo adesso, a vivere poco il presente. E quando, dopo il giugno trascorso ad affinare la preparazione, dopo gli scritti, dopo quelle ultime due mattinate d'estate vissute ancora più o meno in comunione con i compagni di classe, dopo l'orale dell'ultimo estratto a sorte, le persone con cui avevo diviso cinque anni sarebbero improvvisamente quasi tutte svanite dalla mia vita, mi era sembrata una cosa normale.

courtesy (si fa per dire) of Turismo Torino
Per un paio di giorni, scarsi, sarò a Torino. A presto.
Ieri s'è esercitato per un'ora a far roteare le pistole di plastica. E oggi è andato in maschera. Da cow boy.
Ha otto anni e film western non se ne vedono più da un pezzo.
Il segreto, secondo me, è il rumore che fanno le cappette.
La neve, sempre che venga, certo.
E poi la bassa temperatura rende passabili té e tisane, che in altri periodi dell'anno sembrano entusiasmare soltanto le signore intrippate da stili di vita salutisti e/o esotici.
Image courtesy of ECB
L'ho notata sabato scorso, forse il resto dal panettiere. Ieri, bevuto il caffè con la collega, appoggiata la tazzina al banco, ho preso il portamonete. C'era solo la moneta con l'arpa d'Irlanda, un mezzo euro e poco altro. Ho esitato.
Gran cosa le pari opportunità.
Eh sì, mia figlia è
ormai alle medie.
La scuola, pubblica, è intitolata a Giovanni Pascoli. Ieri sono andato alle udienze e, contrariamente a
facili luoghi comuni, ho trovato insegnanti attenti e volenterosi. E' stato un piacere.
Di fretta, come al solito.
E sarà stata la fretta, ma, guardando in faccia quelli a cui ho chiesto un'indicazione*, mi parevano tutti italiani**.
* sì, l'avete capito, qui non si ha un gran senso dell'orientamento.
** dopo che in un paio di occasioni ho chiesto e mi hanno risposto "no, spagnolo", "no, belga", in seguito mi sono tenuto il dubbio. Il simil italiano a Bruxelles è comunque una garanzia, preciso e affidabile. Da evitare invece quello che il cliché vorrebbe fosse il tipico fiammingo; risponderà: "spiacente, c'ho anch'io i miei problemi a trovare rue Mannike/Mannike straat".
Stasera mi hanno chiamato al telefono per propormi un acquisto, vini veneti. Per la prima volta dall'altra parte del telefono c'era una voce meccanica.
Mi è stato più facile appendere la cornetta.
Per il momento, a parte un insolito e fastidiosissimo mal di testa, sta filando via abbastanza bene.
Che montature degli occhiali pazzesche si portavano.
Il film è il declino dell'impero americano, di cui ricordavo vagamente la storia e qualche scena. E' ancora un bel film. Ed ha ragione Mauro bus nr 5: va visto assieme a le invasioni barbariche in cui è citato molto spesso.
Monaco ha un milione e passa di abitanti e un vero centro. Di quelli che, oltre che i visitatori, ci trovi anche i locali.
E' stato piacevole passare tanti anni dopo per quelle strade, la prima tappa, la più facile (non che poi ce ne siano state tantissime altre), nei viaggi giovanili alla scoperta del mondo. Ci han portato alla
Schneider Weisses Brauhaus, che consiglio e dove ho fatto la mia parte. La birra, ovviamente, ottima.

Per qualche giorno ci si trasferisce a Monaco di Baviera. Si cercherà un sano compromesso tra utile e dilettevole. Che lo si trovi è tutto da vedere. Auf Wiedersehen!

courtesy of BBC
La chiamiamo ancora "la ciccia", ma ormai è grande, va in prima media. Le fanno anche una specie di corso di informatica: oggi hanno spiegato cos'è la password e ha dovuto sceglierne una per il computer di scuola.
Legolas.
Ottenuto un Carrapax in cambio di tre gormiti di mezza vigogna. Barbataus resta in portafoglio.
* sì, come post è parecchio autoreferenziale, e anche un po' ripetitivo. Però volete mettere la completezza dell'informazione?
- Papà , tu lo scambieresti Barbataus con Carrapax?
- No, figlio mio, va bene che sono due pari grado, ma Barbataus ha una corona niente male, se proprio vuoi cambiare, in aggiunta a Carrapax chiederei qualche altro gormito di mezza vigogna ...
Senza giornale che domenica è? E allora ho chiesto all'edicolante quale dei due desse più spazio allo sport.
Peter, provvisorio vicino di casa teutonico, era sul posto già da una settimana e gli ho chiesto come si trovasse.
"Schönes Wetter, nette Leute, gutes Essen!" (bel tempo, gente simpatica, buon cibo)
Col clima Peter era andato sul sicuro. Lì la palma nana cresce selvatica e tutti quei fuochi nei campi, proprio in questo periodo, fanno pensare che in autunno, con un po' di pioggia, possano avere una specie di seconda stagione vegetativa.
La gente simpatica, va detto, non è una specificità locale. Non che ne manchi, in Sicilia, anzi. Quando dal fornaio la sconosciuta (purtroppo) coetanea normanna mi ha chiesto sicilianamente "Siete in fila?" mi sono sentito molto onorato. Ma per fortuna di gente simpatica se ne trova un po' dappertutto (a parte Rovereto, ovvio).
Sulla gastronomia non ci sono dubbi. E' tutto buono: il pane, i primi, i dolci e il pesce è una festa. Ho bevuto un Bianco d'Alcamo (di Cusumano, per la precisione) fresco e aromatico che ricordava il Traminer e a Mazara fanno una birra, la Naxos, che non è male. Potente e generoso il Nero d'Avola, mentre di Marsala, me l'hanno spiegato alla Florio, ce ne sono di diversi tipi.
Tutto qui? No.
Peter, quel barbaro, nel suo elenco si era dimenticato la Storia, vero punto di forza dell'isola. Palermo merita più delle poche ore che le abbiamo dedicato, Erice è carina e la vista delle saline affascinante. Ma per un ex liceale niente è come Segesta e Selinunte. Selinunte è grande e maestosa. Segesta, invece, tiene un profilo più basso. Quando arrivi su al teatro, però, vedi il panorama e capisci. E poi lì han messo dei cartelloni discreti “a prova di mona”, con le spiegazioni e le piantine. Ai trentini la sindrome di Stendahl viene davanti alle cose ben organizzate: insomma, con Selinunte è stima, con Segesta è amore.
Va bene, 12 giorni senza blog, si riprende.