Giovanni Fasanella e Giuseppe Rocca, Il misterioso intermediario. Igor Markevic e il caso Moro, Einaudi
Il parere (di un lettore dilettante): la biografia di Igor Markevic, compositore, per un po’, e direttore d’orchestra, poi. Scoperto giovanissimo da Djaghilev nella Parigi degli anni Trenta, da allora si trova al crocevia di mille passaggi. Sodale di un Jean Cocteau dalle frequentazioni esoteriche, a Firenze nei giorni della Liberazione, amico di dirigenti sionisti, soggiorni nell’Unione Sovietica, sposa in seconde nozze una Caetani. Proprio come il palazzo che dà sulla via omonima dove viene rinvenuto il cadavere di Aldo Moro. Nell’ultima parte del libro gli Autori chiariscono la loro tesi: la gestione del sequestro è stata dopo un po’ sottratta ai protagonisti e antagonisti ufficiali, Stato italiano e brigatisti, da potenze internazionali e sovrannazionali che avevano nel direttore d’orchestra un proprio fiduciario. Vabbè.
Voto: 6.
Frase: E che cosa può mai unire un celebre direttore d’orchestra, tutto preso dalle sinfonie di Beethoven, e un gentiluomo inglese appassionato di giardinaggio, a un’inquieta pasionaria legata al Partito Radicale, che ospita in casa terroristi rossi e dà la caccia a criminali nazisti? (pag. 194)
Particolarmente consigliato a chi: è sensibile alle teorie cospirazioniste, ci si potrà appassionare ancor di più.
Massimo Carlotto, Il Maestro di Nodi, Edizioni e/o
Il parere (di un lettore dilettante): giallo compatto, sporco e antagonista. L’Alligatore, dopo un soggiorno nelle patrie galere, dietro la copertura di un pub, ha messo assieme un’agenzia investigativa molto sui generis. Vi si rivolge chi ha qualche motivo di evitare i canali ufficiali. Tipi come “Master Mariano”, la cui moglie e compagna di attività sadomaso è scomparsa dopo un incontro combinato in internet. L’indagine si svolge in modo poco legalitario e, al bisogno, violento, mentre i fatti del G8 di Genova restano sullo sfondo. Come ogni giallo che si rispetti, il finale è a sorpresa.
Voto: 7 e mezzo.
Frase: Il contatto romano di Rossini si chiamava Toni Marazza. Era coetaneo del mio socio e si erano conosciuti nel carcere speciale di Pianosa. La sua specialità erano le rapine a mano armata. Poi l’età e le molte condanne l’avevano costretto a dedicarsi al commercio di armi. Riforniva le numerose bande della capitale. (pag. 100).
Particolarmente consigliato a chi: cerca di un buon poliziesco, senza essere disturbato da posizioni non esattamente filopoliziesche.
Il parere (di un lettore dilettante): pochi anni dopo aver raggiunto a piedi Parigi da Monaco di Baviera, fra la fine di novembre e la metà dicembre del 1974, l'autore riprende in mano il taccuino di quel viaggio e ne rimane “stranamente toccato”. Decide così di dare alle stampe questo libro. Il mito romantico del vagare a piedi si ferma alla motivazione: Herzog sente che, se farà questo viaggio, Lotte Eisner si alzerà dal letto dell'ospedale parigino dove giace in fin di vita. La cronaca è gotica, quella di un pellegrino che traversa lande battute da pioggia e neve, tra armenti infreddoliti, quando non moribondi, giacigli di fortuna, radi gesti di solidarietà, la solitudine come una belva appostata, dolore fisico, cacciatori e gendarmi sospettosi (in Francia evita di essere portato in caserma dopo che uno dei due poliziotti, che era stato all’Oktoberfest, scopre la sua provenienza). Nessuna ricerca letteraria, così sembra almeno al lettore dilettante, scarne note di viaggio inframmezzate ad alcune visioni. Un testo breve e, forse per questa ragione, paradossalmente monotono.
Voto: 6 e mezzo.
Frase: Poi neve, neve, neve acquosa, acqua e neve, io maledico la creazione. A che serve? Sono così fradicio che evito la gente attraversando la poltiglia dei campi, per non doverli guardare in faccia. Dei paesi mi vergogno. (pag. 32)
Il parere (di un lettore dilettante): tre mesi davanti alla scuola elementare per “tenere compagnia” alla figlia. Poco più che quarantenne, nella “comunicazione”, manager di alto livello in una multinazionale che sta per fondersi con un altro colosso, Pietro reagisce così alla perdita della compagna l’ultimo giorno di vacanza, contemporanea al salvataggio di una sconosciuta bagnante. Dopo poco il vigile urbano gli fa trovare il parcheggio libero, impara a conoscere Matteo, portato dalla madre al fisioterapista, e Jolanda che porta a spasso il suo cane, un vedovo che sta per traslocare lo invita per un piatto di spaghetti, i colleghi vengono a parlargli di angosce e dolori. Una favola moderna, con le lotte per il potere in azienda, la tentazione dell’irrazionalismo, i genitori ai corsi di ginnastica dei figli, una galleria di personaggi contraddittori e forse per questo tanto vivi. E “la” scena di sesso? Al cinema il lettore dilettante non sa, ma sulla pagina è insolitamente ben scritta per un libro italiano. A suo modo L’Osservatore Romano aveva ragione.
Voto: 8.
Frase: Ma sono io: il morto che cammina, il paraculo che lo sta mettendo in tasca a tutti; e qualunque cosa facessi per cercare di fermarlo, penserebbe immediatamente che la farei per fotterlo. Ecco che mette in moto – wrooom, una gran sgassata -, abbassa il finestrino, mi saluta di nuovo con la mano ed esce dal parcheggio facendo il pelo al cassonetto. No, non posso fare nulla. Ecco che mette la freccia e s’infila nel controviale. Chissà a che numero è arrivato suo figlio. (pag. 306)
Il parere (di un lettore dilettante): Eduard e Charlotte, sposi in seconde nozze dopo essersi conosciuti e persi, decidono di ospitare al loro castello il capitano e Ottilie. Quando, nella prima visita a castello del conte e della baronessa, coppia clandestina, uomini e donne si separano, i primi a parlare di carrozze a cavalli, le altre di vestiti e acconciature, il lettore dilettante sorride. Poi, nel dramma finale, ci sarà anche l’anoressia. Ma a un certo punto anche il lettore dilettante capisce: le affinità elettive non sono un romanzo moderno, ma un romanzo che ha costruito la modernità . Da leggere.
Voto: Scherziamo?
Frase: Continuano dunque tutti insieme, ciascuno a suo modo, la vita quotidiana, con e senza riflessione, e ogni cosa sembra seguire il suo corso abituale: così anche nei casi estremi, nei quali tutto è in gioco, si continua a vivere come niente fosse. (pag. 112)
Anderl Heckmair, Gli ultimi tre problemi delle Alpi (trad. Spiro Dalla Porta-Xydias), CDA & Vivalda
Il parere (di un lettore dilettante): dei tre problemi delle Alpi il libro ne tratta due, le Nord delle Grand Jorasses e dell’Eiger, ché la salita alla Nord del Cervino da parte dei fratelli Schmid viene risolta in una riga. La soluzione del primo, a lungo cercata, viene mancata da Heckmair a causa di un banale incidente in una scalata di preparazione. La soluzione del secondo occupa più di metà del libro. Lucido (come quando all’inizio collega le grandi imprese alpinistiche degli anni Trenta con la disoccupazione degli anni precedenti), ben scritto, molto emozionante.
Voto: 9.
Frase: Già da molto tempo i due scalatori erano osservati da Grindelwald e dalla Kleine Scheinegg. Tutti i cannocchiali disponibili erano puntati sulla parete, ogni loro passo seguito con attenzione. Al quarto giorno la montagna fu ricoperta dalla nebbia, che solo verso mezzogiorno si squarciò un momento, permettendo di scorgere i due alpinisti mentre proseguivano la salita e raggiungevano il terzo nevaio. Poi la nebbia li riavvolse. Sedlmayer e Mehringer non furono più visti vivi. (pag. 52)
Michele Ruele, La macchina ideale, Untitled Editori
Il parere (di un lettore dilettante): la storia di un uomo difficile, con un rapporto profondo con le macchine e la musica, raccontata da frammenti di diario e testimonianze di chi l’ha conosciuto. Ma i testimoni riferiscono un cognome sempre diverso. Fra gli accenni al portiere della Polonia Jan Tomaszewski, a “e io tra di voi” di Charles Aznavour, alle partite di calcio fra ragazzini della periferia di una città non lontano dalla sua, il lettore dilettante potrà trovarci un piccolo affresco generazionale. Che gli piacerà.
Voto: 7 e mezzo.
Frase: “Adesso vira, novanta gradi!”
Come, ostia, vira, in piena cabrata?
Qui non c’è confronto che tenga, giuro: droghe, fare l’amore, gloria, tuo padre che da bambino ti faceva le capriole con le mani sotto le ginocchia, non c’è paragone. (pag. 119)
Il parere (di un lettore dilettante): il titolo è fulminante. E se a volte l'ironia è un po' troppo cerebrale per il lettore dilettante, mentre qua e là lo scorrere del tempo ha reso senso comune ciò che negli anni Settanta doveva suonare decisamente irriverente, le "istruzioni", spesso distinte fra quelle destinate ai principianti e quelle per virtuosi (dell'infelicità), si lasciano leggere con interesse e divertimento.
Voto: 7 +.
Frase: Essere amati è sempre qualcosa di misterioso. Non è consigliabile voler sapere troppo. Nel migliore dei casi l'altro non sa dirvi nulla; nel peggiore dei casi presenta come motivo ciò che non avete mai considerato la vostra più affascinante qualità; per esempio la voglia che avete sulla spalla sinistra. Il silenzio, una volta ancora, è d'oro. (pag. 77)
Il parere (di un lettore dilettante): "Sono più un ingegnere che un artista", scrive Kureishi a metà libro. Sarebbe forse servito un artista per rendere il travaglio di un uomo nella notte in cui sta decidendo se lasciare casa, compagna e figli. Il meccanismo dell'ingegnere scatta, ma non funziona e le parole girano un po' a vuoto. Un'occasione perduta.
Voto: 5 e mezzo.
Frase: Mi piace qualsiasi tipo di carta: color crema, bianca, gialla; spessa, sottile, a righe o senza righe. Nel mio armadio ho almeno cinquanta taccuini; al momento dell'acquisto, ciascuno mi ha riempito dell'eccitazione id ciò che poteva essere detto, della possibilità di scoprire nuovi pensieri. (pag. 45)
Particolarmente consigliato a chi apprezza un certo blogging egocentrico. Ci si ritroverà.
Il parere (di un lettore dilettante): la gita a Tindari viene spesso indicato, dagli aficionados e dalle molte aficionadas, come il migliore degli episodi del commissario Montalbano. Una curiosa mescolanza lessicale siculo-italiana per una scrittura robustamente di genere, chissà cos'ha di diverso questo dagli altri episodi. Camilleri è, per dirla in "vigatese", quasi un ottantino (trad.: ottantenne) e si sente. Ma se c'è posto per Carlotto, ce n'è anche per la gita a Tindari.
Voto: 6 +
Frase: Stava per mettergli una mano consolatoria sulla spalla, quando un sospetto improvviso lo fermò. E se quel figlio di buttana di Mimì si stava comportando come lui aveva fatto con Bonetti-Alderighi, fingendo un servile atteggiamento mentre in realtà si trattava di una sullenne pigliata per il culo? (pag. 34)
Particolarmente consigliato a chi: ama l'Isola.
Il parere (di un lettore dilettante): Juan, scopriremo il suo nome solo alla fine, fa il traduttore. Come Luisa, sposata da poco. Il matrimonio è un'istituzione narrativa, si dice ad un certo punto. Scritto alla maniera di Marias, con digressioni, storie collaterali e un sottile umorismo qua e la, un cuore così bianco è un romanzo sull'importanza del dire e del tacere.
Voto: 7 e mezzo
Frase: Uscì e dopo qualche minuto riapparve con un abbigliamento ancora diverso, più provocante, se la parola significa qualcosa, forse sì dato che non è insolito utilizzarla per descrivere gli indumenti femminili ed esiste in tutte le lingue che conosco, le lingue non sbagliano tutte assieme. (pag. 217)
Particolarmente consigliato a chi: non si è mai sposato.
Qui sotto alcuni consigli di lettura, diversi come diversi sono i "consiglieri", per l'estate in arrivo. Grazie a tutti!

Lilas consiglia:
Musica rock da Vittula, di Mikael Niemi, Feltrinelli, pp 214
Un libro estremamente avvincente; lo si legge davvero tutto d'un fiato. Spalanca un mondo sconosciuto, terre perse ai limiti dell' estremo Nord, terre di confine, tra Svezia e Finlandia, i cui abitanti sono troppo finnici per sentirsi del tutto svedesi e troppo svedesi, per potersi definire finnici. Avventure e bozzetti di vita, raccontati con la passione e la nostalgia di chi vi ha passato i momenti più incantati della propria vita, quelli della fanciullezza, a "bere" leggende, a dilatare sensazioni ed emozioni, il tutto espresso con una prosa attraente, ricca di metafore, immaginifica, ma al tempo stesso cruda e tagliente, a volte, come quel ghiaccio che fa da contorno alla vita quotidiana.
Alcune descrizioni, come quella del "disgelo" o dell' arrivo della musica rock, che sconvolgerà la vita dei giovani protagonisti, sono davvero straordinarie. E, da non sottovalutare, la leggerezza e l' humor che aleggiano, comunque, su tutte le pagine.
Me lo aveva consigliato mia figlia, laureata in Letteratura scandinava, ma io "snicchiavo"...temendo di imbarcarmi in prose pesanti, lontane dal mio genere.
Nulla di tutto questo. Potrei aggiungere che in alcuni passaggi ricorda la prosa di Ammaniti.

Mauro bus nr 5 consiglia:
Nordest, di Massimo Carlotto e Marco Videtta, Edizioni e/o, pp 200
Massimo Carlotto che da anni non vive più a Padova, ma in Sardegna, insieme al napoletano Videtta ambienta un giallo nel nordest dal tumultuoso sviluppo.
La vicenda si svolge in un centro industrial-rurale chiamato genericamente il “paese” che potremmo situare più o meno nel trevigiano. Chi e perchè ha ucciso Giovanna Barovier, la giovane e bella avvocatessa promessa sposa di Francesco Visentin, figlio del potente presidente dell’Ordine? Cosa si cela dietro al progetto di delocalizzazione in Romania della fondazione Torrefranchi che controlla la maggior parte delle aziende della zona? A queste e ad altre domande daranno risposta le indagini del maresciallo Mele e di Francesco stesso desideroso di dare giustizia alla donna che avrebbe voluto sposare.
Come nei gialli classici l’assassino è il personaggio più insospettabile, anche se il lettore smaliziato lo scopre abbastanza presto. La parte più interessante del racconto dovrebbe essere la descrizione dello sfondo sociale e culturale del nordest che tuttavia non appare ben delineato o comunque amalgamato con la narrazione. Il passaggio dalla miseria atavica del Veneto alla ricchezza esagerata nel volgere di due o tre generazioni, la nebbia e il prosecco appaiono più come luoghi comuni che come elemento essenziale dell’intreccio.
Ciononostante la lettura risulta piacevole e scorrevole. Potremmo consigliarlo per l’estate, magari sotto un ombrellone sulla spiaggia di Caorle o Jesolo.

AdRiX consiglia:
Ogni cosa è illuminata, di Jonathan Safran Foer, Guanda, pp 336
Un giovane ebreo americano va in Ucraina a cercare i luoghi dove il nonno è scampato miracolosamente ai nazi. Sue guide un ragazzo ucraino, un nonno ucraino, un cane ucraino e scorreggione che si chiama "Sammy Davis Junior Junior". Ci hanno fatto anche un film dignitoso.
Il libro mi ha fatto sganasciare dalle risate e commuovere su molte pagine.

YetiGdN consiglia:
Massud - Il Leone del Panshir, di Michael Barry, Ponte alle Grazie, pp 286
Il 9 settembre 2001, due giorni prima dell’attentato alle Twin Towers, Ahmad Shah Massud muore, vittima di un attentato suicida presumibilmente orchestrato dai servizi segreti deviati pakistani.
Esce così dalla scena del martoriato Medioriente un leggendario personaggio contemporaneo, capo carismatico dell’opposizione afgana al regime sovietico prima, e talebano poi, misterioso Che Guevara tagiko mai compromesso con l’Occidente.
Nella biografia del Leone del Panshir si scorge il ritratto complesso di un islamista diventato “profeta” e modernista, di un montanaro che diventa abile stratega militare, di un convinto assertore della democrazia. Un mistico che non ripudia l’azione, appassionato di poesia e fautore di una spiritualità convinta dell’Islam. Massud appartiene infatti a quella specie politica molto rara che viene definita, con termine platonico, dei “re filosofi”, ovvero di quei condottieri capaci di assumersi le responsabilità del comando ed al tempo stesso di meditarne le finalità, non guidati da ambizione o vanità personale, ma da spirito di sacrificio e compassione. In breve ciò che i nostri gesuiti anticamente amavano definire la contemplazione attraverso l’azione.
Il libro è scorrevole, ma impegnativo. E’ richiesta passione per gli intrighi politico-religiosi internazionali, per le biografie storiche documentate. Durante la lettura si viene calati in una realtà ai più ignota, si scopre la storia di un’Afghanistan che non ti aspetti, ma soprattutto di un uomo che con il suo “martirio” diventa l’emblema di un eroismo della libertà, di un genio strategico messo generosamente al servizio di una tenace lotta per l’indipendenza nazionale.

mafalda consiglia:
Gli scarafaggi non hanno re, di Daniel Evan Weiss, Feltrinelli, pp 248
"Quanta importanza ha perdere un amante? Al vertice del regno animale la risposta è semplice: assolutamente nessuna importanza. (....) Non lo dico mica per vantarmi. Quando fui scaricato nel temibile mondo dell'Homo sapiens, provai subito conforto osservando le reazioni che i suoi esemplari mostravano alla separazione dai loro amanti. Presto sarei arrivato alla conclusione che l'uomo non è altro che uno strambo ospite di passaggio nella nostra ecosfera, una candela accesa dentro una zucca con gli occhi e la bocca traforati in una notte tempestosa, qualcosa che mette paura ma già da come tremola sai che sta per spegnersi."
Inizia così questo originalissimo libro che, attraverso un classico rovesciamento di prospettiva ed una scrittura avvincente che alterna ironia e grottesco, narrazione e riflessione, ci propone di osservare il mondo degli affetti e delle vicende degli uomini dal livello del pavimento, dal punto di vista, cioè, di una colonia di scarafaggi-filosofi, strateghi, pensatori che intrecciano la propria vita con quella degli umani con cui convivono. Le piccole blattelle germaniche proliferano felici ed indisturbate insieme al disordinato Ira e alla conturbante Zingara, incurante dell’igiene domestica, finché la nuova compagna di Ira, Ruth, fanatica dell'ordine, stabilisce di fare pulizia. Decise a combattere per la sopravvivenza della colonia, le blatte metteranno in atto geniali strategie per manovrare a proprio vantaggio le vite degli esseri umani.
Insomma: siamo sicuri che le nostre decisioni siano realmente autonome? La nostra superiorità intellettiva è un credo fasullo? L’antropocentrismo un’illusione?
Ideale per una lettura estiva è vivamente consigliato ai maniaci ossessivi della pulizia e sterminatori compulsivi di acari. Sconsigliato solo agli aracnofobici.

il drugo consiglia:
Ragazzi di vita, di Pier Paolo Pasolini, Garzanti, pp 244
Non è una lettura molto facile, forse anche poco estiva, ma se davvero non avete nulla da mettere (sul comodino) potete optare per questo romanzo di Pasolini. Vi si narrano le vicende del Riccetto e della sua compagnia, che si svolgono a partire dall'estate del 1943 sino ai primi '50, gli anni del boom. Attraverso i vari tentativi di sbarcare il lunario del Riccetto (ma scordatevi lavori "onesti") scopriamo la Roma delle borgate, vissuta dalla gente comune, quelli che fanno il bagno al fiume così come il più noto Sordi in "Un giorno in pretura".
Molto interessante il linguaggio utilizzato da Pasolini, che quando usa il discorso diretto si affida alle locuzioni in romanesco D.O.C., con tanto di comodo glossario a corredo (ho finalmente scoperto che significa smandrappare!). Questo accorgimento permette al lettore di immedesimarsi ancora di più nelle vicende raccontate, e assieme alla bravura dell'autore nella descrizione degli ambienti permette di seguire il Riccetto nelle sue peripezie senza troppi sforzi di fantasia.
I personaggi che animano il racconto sono quasi sempre negativi, ma forse, tenuto conto del contesto storico, non potrebbe essere altrimenti. In ogni caso Pasolini non offre quasi mai giudizi morali sui personaggi, portandoci anzi a pensare che siano tutti vittime di qualcosa più grande di qualsiasi motivazione o propensione personale.
In due parole, gli occhi di un profondo amante di Roma raccontano un decennio difficile di cui sarebbe bene non perdere memoria.

la flauta consiglia:
Tre Cavalli, di Erri De Luca, Feltrinelli, pp 109
Perché diamine lo consiglio: è ideale per la lettura da spiaggia. Economico (6,50 euro, ma l’ho visto anche a 5), piccino e leggero (ideale da infilare nella borsa da spiaggia), in formato povero, che anche inzuppato di sabbia non ci si piange troppo sopra. Se Siddartha fosse rimasto in edizione tomo-da-venti-chili, invece che diventare il celebre volumetto giallo, non l’avrebbe letto la recente generazione con tanto successo.
Come l’ho conosciuto io: il titolo cita cavalli, chi me l’ha regalato ha pensato bene fosse “in tema” con la mia equestre passione. E invece no.
Cosa diamine c’è scritto: non intendo svelare la trama. Anche perché, del libricino, è la cosa che meno mi ha colpito.
Come diamine è scritto: ecco, qui sta il punto. E’ un libro lento, ideale per rallentare il ritmo cardiaco, predisponendo alle ferie. Noi che leggiamo 50 blog al giorno, velocemente, poi perdiamo il gusto, ingurgitiamo concetti come al fastfood. Ecco, è uno slowbook. Lento ma non melenso: le descrizioni, molto olfattive peraltro, affatto ridondanti o noiose, hanno un tocco poeticissimo, ma sempre maschile. La scelta delle parole, non tanto per descrivere, ma per evocare, senza ripetere concetti. Ci si ritrova a rileggere, gustandola, la stessa frase più volte, per scoprire i vari significati di poche, scelte, parole. Un libro multimediale, ci senti gusti, odori, brividi e sensazioni, dandoti le pause tra una scena e l’altra, dilatando le azioni per trasmettere il non descrivibile.
Poi adoro la scelta del personaggio, del suo lavoro: che come tutti i “mestieri” anomali, ha una poesia tutta da spiegare, tutta da metaforizzare.
Insomma. Bello, leggero e lento, scritto in modo diverso.
Ah, si, c’è dentro anche una gnokka, per sognarsela addormentati sulla sdraio col libro sulla faccia.

macca consiglia:
L’infinito viaggiare, di Claudio Magris, Mondadori, pp 243
La convenzione vorrebbe che un libro "per l'estate" sia una lettura semplice, senza troppi sofismi: qualcosa che dia il piacere di scorrere le pagine in velocità e relax. Perciò consigliandovi "L'infinito viaggiare" me ne vado allegramente controcorrente. Perchè questo volume, in cui l'autore recupera alcuni appunti sui suoi numerosissimi viaggi (alcuni assai datati, peraltro), non è esattamente una lettura rapida. Proprio come un caffè "come si deve", che va assaporato, gustato lentamente, le pagine di Magris si svolgono dense di riferimenti e fatti storici, ma anche di aneddoti e curiosità. Al centro sempre e solo l'idea del viaggio, sia che esso ti porti a migliaia di chilometri da casa o che inizi e finisca nel salotto di casa.
Un viaggio dell'uomo e dello scrittore in cerca di domande, più che di risposte. Nelle bellissime pagine dedicate all'amata Mitteleuropa, Magris, ancora una volta rapisce letteralmente lo sguardo e lo fa andare, con sagacia ed abilità, oltre le parole, per vedere, sentire, toccare il movimento dell'andare, ma anche e sopratutto quello dell'anima. Anche lo scorere del tempo è legato alla sensazione della Storia, quella con la "S" maiuscola e quella della gente "qualunque". Un intreccio che riporta al tornare, perchè lo scopo di un viaggio, infine, è proprio questo.

momi consiglia:
Q, di Luther Blisset, Einaudi, pp 643
Non sarà propriamente un libro da spiaggia o da mettere nello zaino per il trekking, ma fate finta che si tratti un romanzo epico, battaglie (tante), amori (pochi) e intrighi a corte di papi e imperatori, il tutto a scorrere su una scacchiera storica di riforme e controriforme su cui mercenari, spie e profeti si muovono e sono mossi da interessi incrociati o divergenti di politica e chiesa. Un viaggio lungo qualche decennio in un'Europa dove ogni scelta è decisa dai banchieri tedeschi, un viaggio di masse obbligato dalle pulizie etniche di troppe bandiere sventolanti sui pennoni di Paesi governati a colpi di leggi marziali, torture e ignoranza.
Corsi e ricorsi storici in questo libro di seicento e più pagine, in cui quello che potrebbe risultare pesante in un libro di testo si fa sfogliare per sapere come va a finire. Per sapere come potrebbe andare a finire anche la nostra, di Storia.

Mauro bus nr 5 consiglia anche:
Vendetta, di George Jonas, Rizzoli, pp 455
Quando esce un film tratto da un libro e riscuote successo, quest’ultimo balza in testa, o almeno entra, in classifica. A questa regola aurea vi è ora la classica eccezione. Certamente un successo è stato l’ultimo film di Spielberg Munich, ma il racconto da cui è tratto, Vendetta, non è stato riscoperto.
Eppure si tratta di una storia avvincente e forse fondata perché, quando si parla di servizi segreti, non si può avere mai la certezza tra verità e depistaggi. L’autore fa abbondante uso di note a piè pagina per citare fonti e confutare affermazioni ma sostiene che la storia gli è stata raccontata direttamente da Avner, il capo del commando di cinque uomini che nel settembre del ’72 due settimane dopo la strage degli atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco, ricevette l’incarico direttamente da Golda Meir di scovare ed eliminare i mandanti.
Il libro di Jonas è uno straordinario spaccato sul sottobosco terroristico dell’epoca, ma affronta anche le ragioni del conflitto arabo-israeliano ed offre un’interessante analisi della società israeliana e delle differenze culturali, politiche e sociali al suo interno.
Contiene anche alcune informazioni di ordine pratico. Ad esempio, la pistola migliore è la Beretta calibro 22, una semiautomatica piccola e maneggevole. Quando si spara è necessario premere il grilletto sempre due volte per avere la certezza che almeno un colpo vada a segno. Dove procurarsela? A Parigi contattare Louis e a Roma Tony. Questo almeno negli anni Settanta.
Il parere (di un lettore dilettante): una scrittura difficile, una storia pesante, si procede con lentezza. "Stai leggendo un similporno", commenterà un amico sull'autobus. Il lettore dilettante non dimenticherà tanto presto l'insegnante di piano Erika Kohut e la sua Vienna fredda e polverosa. La pianista non è un porno né simil né vero.
Voto: 7.
Frase: L'oscurità apre i battenti: venite a passeggiare! La sig.na Kohut sa per esperienza che in questa zona si possono osservare senza problemi le prostitute che allacciano e troncano i loro rapporti di lavoro. Erika tiene in borsa per riserva persino un panino con il salsicciotto, il suo spuntino preferito, anche se giudicato dannoso dalla madre. Una piccola torcia elettrica per ogni eventualità, una piccola scacciacani per la peggiore delle eventualità (piccola come la falange di un dito), un tetrapack di latte al cioccolato da bere dopo il salsicciotto, tanti fazzolettini di carta per le emergenze, pochi soldi, in ogni caso sufficienti per pagare il taxi, nessun documento, nemmeno per le emergenze. (pag. 136)
Particolarmente consigliato a chi: non ha mai avuto un gran talento musicale. Potrà consolarsi.
Il parere (di un lettore dilettante): il lettore dilettante da titoli tipo “contro il fanatismo” si attende, di regola, momenti di tedio. Non fosse stato per un buon consiglio e per la dimensione del libro, troppo sottile per mettere timore anche a un dilettante, se ne sarebbe quindi tenuto alla larga. Avrebbe perso tre piccole lezioni stoiche e coinvolgenti sui temi del giorno.
Voto: 9.
Frase: Sono sposato con la stessa donna da quarantadue anni: rivendico un briciolo di competenza, in fatto di compromessi. Permettetemi allora di aggiungere che quando dico compromesso non intendo capitolazione, non intendo porgere l’altra guancia a un avversario, un nemico, una sposa. Intendo incontrare l’altro, più o meno a metà strada. (pag. 26)
Particolarmente consigliato a chi: a tutti.
Il parere (di un lettore dilettante): tante invenzioni, tanti piani di scrittura, tanti personaggi di cui, a differenza di quanto accade nella vita reale, si finisce col sapere tutto.
“Uno scrittore che si rispetti e che voglia ancora raccontare - dice qualcuno nel libro - dovrebbe lavorare nel cinema.” E Coe, scrittore più che rispettabile, dirige colpi di scena con mano da regista. Il lettore dilettante si lascia trasportare. Ma ogni tanto ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un grande sudoku.
Voto: 7.
Frase: “Senti, Michael, lascia che ti dica una cosa. Non arriveremo mai da nessuna parte, noi due, se restiamo appiccicati al passato. Il passato è un casino, sia per me che per te. Dobbiamo lasciarcelo alle spalle. D’accordo?” (pag. 466)
Particolarmente consigliato a chi: è impegnato in un presidio no TAV (con questo e un minimo di generi di conforto si regge per una settimana, con un Carlotto, per dire, un giorno).
Il parere (di un lettore dilettante): fino quasi a metà libro è la storia del declino di un dongiovanni intellettuale e scettico. Poi, nella vicenda entrano di peso le contraddizioni del Sudafrica post apartheid e la pietanza cambia sapore. Coetzee è un gran narratore.
Voto: 8.
Frase: Tre uomini stanno venendo verso di loro lungo il sentiero, o forse due uomini e un ragazzo. Camminano in fretta, con lunghi passi da contadino. Il cane a fianco di Lucy rallenta e rizza il pelo. (pag. 95)
Particolarmente consigliato a chi: non ha mai letto Dostoevskiy e non sa se si è perso qualcosa (se gli piace "Vergogna", la risposta è sì).
Il parere (di un lettore dilettante): il monologo di una madre omicida. Storia ambientata nel nord-ovest, anziché nel natio e più consueto nord-est, Carlotto la butta sul sociologico. Per il lettore dilettante, in un certo modo, una fortuna: rende la lettura meno dolorosa.
Voto: 6 e mezzo.
Frase: Il giorno peggiore è il sabato. Durante la settimana ti ammazzi di fatica e non pensi, ma il sabato pomeriggio si esce a fare un giro in centro. A guardare le vetrine di negozi in cui non abbiamo mai messo piede. A guardare i prezzi di cose che non potremmo mai permetterci. Una vera sofferenza. (pag. 43)
Particolarmente consigliato a chi: è di sinistra, però "di una sinistra moderna, liberale”.
Il parere (di un lettore dilettante): il non detto che si rivela. Non sono i racconti ad aver costruito la fama di Banana Yoshimoto e, forse, iniziare a leggerla da questa raccolta non è la cosa migliore. Il lettore dilettante lo fa e rimane comunque attratto dalla scrittura e dallo stoicismo fragile dei personaggi.
Voto: 7.
Frase: Comunque bisognava concludere in qualche modo quella giornata, così mi sforzai di bere una birra mangiandoci insieme un po' di kimchee. Guardando un programma noioso alla televisione, parlavamo del più e del meno. Ma non c'era niente da fare: il mio umore era spento, e anche la conversazione languiva. Da un po' di tempo sei strana, disse lui, no, ti sbagli, replicai io. Sono solo un po' stanca. Fu in quel momento.
Il cambiamento in me fu così netto, repentino, che istintivamente guardai l'orologio. (pagg. 58-59)
Particolarmente consigliato a chi: ha scoperto di essere, in fondo, un sentimentale.
Il parere (di un lettore dilettante): chissà come dev'esser stato leggere Bukowski venti o trent'anni fa. Allora certe cose - niente maiuscole, scrittura a presa diretta, storie di stravizi - usavano decisamente meno. Oggi al lettore dilettante i racconti del vecchio sporcaccione strappano qualche risata di gusto, ma, come si suol dire, visti due, o tre, visti tutti.
Voto: 6.
Frase:"tutto il giro della poesia è in mano ai culi e ai sinistri," mi dice fissando il canale.
in questo c'è una certa verità che è amaro e falso confutare, e io non posso farci niente. sono certamente consapevole che c'è qualcosa che non va nel giro della poesia - i libri dei poeti famosi sono così noiosi, Shakespeare incluso. era così anche allora? (pag. 31)
Particolarmente consigliato a chi